Newsfeeds
massimozotti.it
l'informazione geospaziale ai tempi di INSPIRE

  • Il satellite che entra in acqua
    Nell'ultimo numero di GeoXperience, il nostro magazine semestrale, c'è un articolo che parla del monitoraggio delle aree costiere e dei vantaggi che offrono i dati di osservazione della Terra per questo genere di applicazioni. Se ne parla anche sul Blog di Planetek Italia.

    Negli ultimi mesi abbiamo capito che un contributo importante può essere offerto anche dal satellite WorldView-2 grazie ad una delle sue inedite bande del multispettrale.
    La Coastal Band, che corrisponde ad una lunghezza d'onda tra 400 e 450 nm, consente infatti di fare analisi specifiche sulle aree costierie, ed è particolarmente indicata per analisi batimetriche. Questo satellite mette infatti a disposizione informazioni praticamente nell'ultravioletto, che in fondali non troppo profondi, si dice fino anche a 20 metri (dipende naturalmente dalla trasparenza dell'acqua), permettono di monitorare aree costiere soggette a rapidi cambiamenti (si pensi alla foce di un fiume, o a quando si vuole monitorare un ripascimento sabbioso lungo la costa) con una periodicità prima d'ora impensabile.

    WorldView2Quando presento le nuove applicazioni di monitoraggio costiero possibili con questo sensore, uso spesso questo esempio che fa riferimento ad un'area in Florida.
    Questa a sinistra è l'immagine ottenuta nella classica composizione RGB che restituisce i colori naturali, con un'animazione che mostra come, associando in diverse maniere i colori alle 8 bande multispettrali del sensore, si possono evidenziare le caratteristiche del fondale.
    (l'immagine ad alta risoluzione è qui)

    Il risultato che si può ottenere classificando opportunamente il dato multispettrale è quindi una mappa che rappresenta la batimetria del fondale. La vedete qui accanto, in un esempio presentato dalla DigitalGlobe, sempre su quell'area in Florida.

    E' facile immaginare il vantaggio che deriva dal monitoraggio frequente di una determinata area costiera, che grazie a questo satellite può prevedere anche un'acquisizione al mese (sempre se le condizioni meteo lo permettono).
    Considerando che un dato multispettrale di questo tipo, su un'area di 100 kmq, costa al giorno d'oggi meno di 4.000 Euro, è facile immaginare che anche se dovessi fare 3 o 4 acquisizioni all'anno - sapendo che poi le informazioni relative alla terraferma le posso usare anche per il monitoraggio urbano o agricolo - i costi di tutta l'operazione sono davvero competitivi.

    Per ottenere risultati ancora più accurati, si può richiedere anche un'acquisizione stereoscopica: utilizzando il classico metodo fotogrammetrico, ma sulle aree marine (!!!), si potrà ottenere anche un modello digitale del fondale (lo chiameremo Digital Bottom Model, chissà se esiste questo nome?).

    E adesso un po' di risorse utili.

    Chi vuole scaricare un esempio di dataset WorldView-2 può fare riferimento alla call "8 bande per Roma" che abbiamo aperto sul nostro sito web. E se qualcuno è davvero motivato ed interessato a fare uno studio su un'applicazione costiera, mi può contattare direttamente così ne parliamo.

    Una volta scaricato il dato, possiamo fornire anche una licenza d'uso gratuita per 60 giorni di ERDAS Imagine Professional. Potete farne richiesta qui, e potete anche seguire l'articolo di Mario sul blog ERDAS News che spiega come usare ERDAS Imagine per lavorare con i dati WorldView-2.


  • GeoXperience di Giugno, da scaricare
    Ormai è diventato un appuntamento fisso, ogni sei mesi: l'ultimo numero del GeoXperience, il magazine semestrale di Planetek Italia, è on-line dall'inizio di giugno e disponibile per il download. I più pigri possono sfogliarlo qui sotto, oppure scaricare il PDF completo.

    L'impostazione che abbiamo dato al giornale prevede l'organizzazione in aree tematiche: Telerilevamento, Dati da Satellite ed Enterprise Data Sharing, cui si aggiunge in quest'ultimo numero la sezione Planetek 2.0 per dare una panoramica degli strumenti sociali disponibili su Web per entrare in contatto con Planetek Italia e far crescere la comunità interessata a dialogare con noi.

    I temi sono tanti anche stavolta. Da un lato presentiamo applicazioni realizzate nei nostri progetti, e dall'altro si parla di strumenti e dati utili per il lavoro dei professionisti del settore.
    Tra le applicazioni voglio segnalare quelle per il monitoraggio costiero con il progetto Marcoast, e quelle per l'individuazione delle "case fantasma". Inoltre spieghiamo in dettaglio un'importante progetto di monitoraggio degli eventi alluvionali che abbiamo in corso con la Regione Sardegna e che prevede l'uso dei dati telerilevati di tipo ottico e radar.

    Buona lettura!
    GeoXperience - Giugno 2010


  • La barzelletta sui metadati
    Voglio rivendicare i diritti sulla barzelletta sui metadati con cui il mio collega ed amico Jens ha aperto il suo post sul blog di Planetek Italia "INSPIRE e i Metadati: S’incontrano un tedesco, una francese…"

    Perché una mattina di qualche mese fa, davanti al caffè, si chiacchierava di metadati (lo so, normalmente si dovrebbe parlare di calcio, donne o politica davanti al caffé, ma da noi succede che si parli di metadati, che ci volete fare...) facendo il confronto tra la realtà italiana e quella francese, ed allora ho chiesto a Jens come fosse la situazione in Germania, suo paese d'origine.
    Quando mi ha spiegato che la Germania si può considerare la patria dell'ISO, è nata l'idea della barzelletta. Che è questa:

    Ci sono un Tedesco, un Francese ed un Italiano, e parlano dei metadati.
    Il Tedesco spiega: “Noi abbiamo addottato le linee guida INSPIRE sui metadati così come indicato dall’Unione Europea, senza cambiare una virgola.” E poi sottovoce aggiunge: “Eravamo in tutti i comitati e ci siamo cuciti lo standard su misura…”

    Il Francese, per farsi bello, dice la sua :“Mah, noi abbiamo dato un'occhiata a questo standard sui metadati e però avevamo delle esigenze nazionali da soddisfare, e sai com'è, avevamo già da prima di INSPIRE la nostra estensione allo standard ISO bell'e pronta con il suo XSD…”

    L'Italiano allora, tra sé e sé, pensa: “Vedi 'sti sfaticati, come si son fatti facile la vita". E pieno d'orgoglio dice agli altri due: “Noi abbiamo pubblicato un’intero decreto legge, con dentro tutto lo standard italiano, decine e decine di pagine, che lavoro!"

    Poi ci pensa un attimo, e timidamente aggiunge: “Solo che non ricordo bene: di quale standard parlavamo? Dov’era, che non lo trovo?”

    Peccato che non sia una barzelletta. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti, e che abbiamo voluto stigmatizzare con l'articolo scritto da Jens.
    Già un anno fa, su questo mio blog, ci fu un'interessante discussione sul tema dei metadati, e su quanto scarsa fosse la sensibilità in giro rispetto a questo tema. Il fatto è che nel frattempo sono passati 12 mesi, è stato emanato un decreto legislativo che recepisce INSPIRE, e quando forniamo ai nostri clienti le immagini satellitari o realizziamo IDT e WebGIS dobbiamo fare quotidianamente i conti con l'incertezza del momento nello scenario nazionale, barcamenandoci tra standard che non sono standard e documenti di riferimento che appaiono e scompaiono.

    Mi piacerebbe davvero vedere nascere una discussione costruttiva attorno alle riflessioni fatte da Jens sul nostro blog aziendale, per capire che sensibilità c'è nella comunità geomatica italiana rispetto a questo problema.


  • SIFET, il Catasto ed i centri benessere
    Rientro adesso dal Convegno SIFET di Cagliari, che rappresenta l’appuntamento annuale dei soci della Società Italiana di Fotogrammetria E Topografia. Per chi non lo sapesse, la SIFET è una delle quattro associazioni (assieme all’AIT-Associazione Italiana di Telerilevamento, AM/FM GIS-Automated Mapping/Facility Management e AIC-Associazione Italiana Cartografia) federate in ASITA, l’Associazione Scientifica per le Informazioni Territoriali e Ambientali.

    Credo che questo convegno SIFET sia stata un’occasione mancata, in un momento difficile come quello attuale, nonostante i buoni propositi degli organizzatori e del comitato scientifico, che mi auguro leggano questo mio post come un contributo costruttivo.

    Sono diversi anni che, come Planetek Italia, partecipiamo a questo evento, ed ancora una volta sono rimasto perplesso dalla sede scelta per ospitarlo. Un hotel sul mare con piscine, centro benessere ecc., non facilmente raggiungibile da Cagliari (55 euro di taxi dall’aeroporto, ed un’ora e 15’ in bus dalla stazione centrale), in linea con le sedi scelte negli scorsi anni, spesso situate in località balneari (ricordo Mondello a Palermo, Sorrento, o Castellaneta Marina in Puglia) che onestamente offrono non poche tentazioni anche al più volenteroso dei topografi che fosse interessato a seguire l’intero convegno. L’anno scorso la scelta di Mantova mi sembrava rappresentasse un’inversione di tendenza, ma evidentemente non è stato così.
    Fino ad un paio d’anni fa, poi, parallelamente alle sessioni tecniche era previsto dello spazio per le aziende che volessero esporre i propri strumenti ai partecipanti al convegno. Poi nulla. Quest’anno c’era solo un piccolo spazio riservato al consiglio nazionale dei geometri e poco più.

    Eppure il tema di quest’anno, quello del Catasto, avrebbe potuto attirare gente da tutta Italia: geometri da un lato, topografi dall’altro, che come me avrebbero apprezzato diversi interventi. Tra cui voglio segnalare quello dell'ing.Ferrante dell'Agenzia del Territorio, con una bella istantanea della situazione del Catasto italiano, e quella del prof.Crosilla di Udine che ha affrontato il problema del suo inquadramento nell'Infrastruttura dei Dati Territoriali italiana, provocando il puntuale intervento del prof.Surace sulla coerenza rispetto alla realtà attuale. Insomma ho trovato il convegno ricco di contenuti ed interessante.

    E chi erano i partecipanti? I soliti soci ed addetti ai lavori, con pochissime facce nuove. Allora, non è questa un’occasione mancata?
    Secondo me un evento di questo genere, incentrato sul tema del Catasto (che interessa a professionisti, topografi, geometri, ma anche a chi si occupa di GIS, foto aeree, territorio e via dicendo) deve essere aperto al pubblico. A tutti. Per diffondere le conoscenze, far crescere il mercato, allargare l’interesse ed uscire dalla nicchia in cui eravamo rinchiusi in questi due giorni, tra un ombrellone ed un idromassaggio.
    Secondo me non è ammissibile che ieri, negli uffici della Regione Sardegna, nessuna delle persone che ho incontrato fosse a conoscenza dell’evento. Non è ammissibile che funzionari regionali che pure hanno avuto la pazienza e la curiosità di recarsi a Marina di Capitana, siano stati mandati indietro perché non iscritti, perché non avevano versato la quota di partecipazione. Ma stiamo scherzando?

    La quota di partecipazione facciamola pagare a chi presenta i lavori, come contributo all’organizzazione del convegno, ma lasciamo l’ingresso libero, ai giovani, gli studenti, i liberi professionisti che sono curiosi di trovare nuove idee, i funzionari comunali o regionali che hanno voglia di innovare in questo periodo di profonda crisi. Facciamo pagare gli atti, se serve. Facciamo pagare, giustamente, chi vuole seguire i corsi di formazione organizzati in concomitanza con il convegno.
    E facciamo pagare le ditte, che in cambio di una scrivania su cui poggiare un GPS e due brochure saranno ben liete di contribuire alle spese organizzative, se questo significa aver l’occasione di incontrare in un paio di giorni 150, 200 persone cui poter presentare i propri prodotti. E per cortesia, raccogliamo i dati essenziali sui partecipanti in modo da saper raccontare, l’anno successivo, qual è il profilo dei partecipanti al convegno con delle statistiche trasparenti che siano attrattive per gli espositori.

    Questo è il mio modesto consiglio per il nuovo consiglio direttivo, che si andrà ad insediare nel corso dell’anno: facciamo uscire la fotogrammetria e la topografia dai centri benessere. Mi raccomando.


  • 5 buoni motivi per venire a Bari
    Ci siamo: il prossimo martedì 2 dicembre si inaugura la Conferenza ASITA a Bari.
    Quest'anno giochiamo in casa, perché gli uffici di Planetek Italia sono a poche centinaia di metri dalla Fiera del Levante, dove si svolge l'evento.
    Vediamo quali sono i 5 buoni motivi per venire a farci un salto.
    1. La Conferenza
      Il programma della conferenza è ricco e copre tutti i campi della geomatica. Presentandoci all'evento da "padroni di casa" abbiamo fatto le cose in grande. Segnalo a questo proposito il corposo programma degli interventi di Planetek Italia e dei nostri clienti e partner che presentano progetti cui abbiamo dato il nostro contributo: Antonio Buonavoglia ha preparato un PDF con il programma relativo agli appuntamenti di Planetek Italia per ASITA.
      Ne hanno parlato anche GEOforUS e la rivista GeoMedia.

    2. Imparare a scegliere le immagini da satellite e Workshop su ERDAS 2010
      Chi volesse capire finalmente quali sono i criteri utili per scegliere l'immagine satellitare adatta alle proprie esigenze, può partecipare all'incontro chiamato speaker's corner, dal titolo "Dati satellitari ad altissima risoluzione Ready-to-Map" di martedì pomeriggio, 1° dicembre, alle 16,00. Guarderemo uno ad uno tutti i dati offerti dai principali satelliti per l'osservazione della Terra che sono in orbita e forniscono immagini ad alta risoluzione, in una carrellata comparativa che cercherà di mettere in evidenza le peculiarità di ciascun dato e gli ambiti applicativi più indicati.

      Chi invece non ha potuto partecipare all'ERDAS 2010 Rocks World Tour di Roma, lo scorso 17 novembre, ha una seconda chance per scoprire in anteprima le novità della versione 2010 della suite ERDAS.
      Un altro speaker's corner da 90 minuti, la durata di un incontro di calcio, nel pomeriggio di mercoledì 2 dicembre, alle 14,30.
      Il primo sarà tempo dedicato ad ERDAS IMAGINE ed il progetto di Rinascita con la nuova interfaccia grafica, l'introduzione degli algoritmi ed il multithreading; poi ER Mapper, LPS, e le estensioni di ERDAS per IMAGINE ed ArcGIS.
      Il secondo tempo sarà dedicato alle soluzioni Enteprise: la nuova faccia di ERDAS APOLLO, con la novità dei WPS che - come nelle pubblicità natalizie - accende lampadine in testa a tutte le persone con cui ne sto parlando in queste ultime settimane.

    3. GeoXperience, il primo numero
      In Fiera potrete ritirare il primo numero di GeoXperience, il nuovo magazine di Planetek Italia che nasce come evoluzione del booklet di cui ho già parlato in occasione delle due uscite precedenti. Permettetemi di esprimere tutta la mia soddisfazione per questo traguardo raggiunto, per quanto possa suonare autoreferenziale: abbiamo ottenuto un risultato secondo me di qualità, mettendo assieme le diverse anime della nostra azienda, raccontando delle storie che sprigionano innovazione da tutti i pori.
      E mi va di sottolineare che, nonostante un autunno infernale tra il giro d'Italia con l'ERDAS Easy Mapping, Intergeo, AM/FM e per finire il Rocks Tour, siamo riusciti a mantenere un impegno preso sei mesi fa su questo stesso blog. Abbiamo questa cattiva abitudine, che ci volete fare.

    4. Gli eventi collaterali: un giro a Barivecchia
      Mercoledì sera abbiamo organizzato, d'accordo con ASITA, un tour guidato della Città Vecchia di Bari. Si tratta di un appuntamento imperdibile, e lo dico sottolineando quest'aggettivo ormai abusato, per apprezzare la bellezza e la suggestione del nostro centro storico, allontanandosi anche dai percorsi convenzionali. Accompagnati da una guida affascinante e preparata, passeremo una serata che è sempre speciale anche per noi baresi, per l'opportunità di ritrovare le nostre origini e riascoltare le storie su "Barivecchia" dei nostri nonni, ed poter gustare alla fine anche alcune specialità gastronomiche della nostra città. L'appuntamento è per le 19,00 di mercoledì 2 dicembre.

    5. Il nostro Stand nell'area espositiva
      Naturalmente ci trovate allo stand di Planetek Italia. Sono certo che non potrete fare a meno di notarlo: è quello con l'immagine satellitare di Bari che fa bella mostra di sè, tra le postazioni dedicate alle soluzioni per il telerilevamento, la fotogrammetria, le infrastrutture di dati territoriali ed i dati di osservazione della Terra.
    Come già detto, la nostra sede è a poche centinaia di metri dalla Fiera del Levante. Può essere una bella occasione per chi ha voglia di venire a conoscere l'ambiente in cui lavoriamo, e verificare se è vero ciò che si dice in giro ;-)

    Vi aspetto, ci vediamo da martedì fino a venerdì.


  • Progettiamo insieme un'Infrastruttura di Dati Territoriali
    Prima di pubblicare sul sito web di Planetek Italia l'annuncio del prossimo corso di formazione, "Dai WebGIS alle Infrastrutture di Dati Territoriali" che si terrà a Bari a fine maggio, avevo chiesto al mio amico e collega Mauro Casaburi, che ha curato la progettazione del corso, di indicarmi quali competenze dovessero avere le persone interessate a partecipare.
    Questa è un'informazione spesso utile per chi deve decidere se investire o meno in un corso che può sembrare molto tecnico ed apparentemente riservato solo a navigati amministratori di sistema, ma che invece ha tra i suoi punti di forza proprio il fatto di essere rivolto a chi deve progettare una SDI e prendere delle decisioni che sono non solo di carattere tecnologico.
    Allora la mia domanda a Mauro era: quali sono i prerequisiti che devono avere i partecipanti? E probabilmente la risposta di Mauro chiarisce l'impostazione del nostro corso meglio di mille parole:

    "Sai cos'è un database?
    Sai cos'è il linguaggio SQL?
    Hai mai navigato un sito di mappe?
    Se dico vettoriale, pensi all'esame di geometria piana o ai vettori in fisica?
    E se dico raster credi che stia parlando di qualche capellone coi bonghi?
    Sai cos'è l'html o Javascript?
    Hai mai realizzato un sito web?

    ...allora sei pronto per il corso!"


  • GEOportale.it: falla girare
    Si è conclusa oggi la prima edizione del nostro corso sulle infrastrutture di dati territoriali.
    Sono a Cagliari e non ho potuto raccogliere a caldo i commenti di chi ha partecipato, ma mi dicono che c'è stata soddisfazione in merito ai contenuti ed all'organizzazione del corso stesso. Bene, sono soddisfatto anch'io perché c'abbiamo messo l'anima nella progettazione di 'sto corso, ed i colleghi che hanno tenuto le lezioni c'hanno pure perso qualche nottata.

    E' servito anche a me seguire passo passo la costruzione di questo corso, perché ci ha consentito di mettere assieme i vari pezzi costituiti dalle nostre diverse competenze internet : quelle relative allo scenario attuativo e normativo, con quelle teoriche relative agli standard OGC e quelle applicative derivanti dai diversi progetti in cui siamo coinvolti a livello nazionale. Competenze che, com'è facile immaginare, sono distribuite tra le persone. La realizzazione di un percorso formativo è quindi un bel modo di metterle a sistema e valorizzarle.

    Mentre scrivo mi viene in mente che lo stesso discorso vale per i dati geografici. Finchè stanno chiusi in un cassetto avranno anche la loro bella importanza ed utilità, ma diventeranno presto vecchi e sterili se non vengono condivisi ed usati per moltiplicarne il valore.

    Quando parlo di questa cosa, per una strana associazione di idee, mi viene sempre in mente quella canzone di Jovanotti che si chiama "Falla girare". Facciamoli girare, 'sti dati. Lo scrive Giovanni Biallo nell'ultima newsletter di GEOforUS. Facciamole girare, le informazioni, lo chiedono tutti a grande voce.

    In fondo questo è il motivo per cui abbiamo organizzato il corso sulle SDI, e questo è lo stesso motivo per cui ci siamo messi la briga di mettere in piedi il GEOportale.it.
    "Condividere le consocenze significa privilegiare la comunità e non il singolo", dice Enzo Barbieri nel suo post sul blog di Planetek Italia.

    Chi ha navigato sul GEOportale.it ha apprezzato proprio la nostra volontà di fare qualcosa di utile per diffondere la conoscenza sull'esistenza e sulla disponibilità dei geodati, che significa rispondere alla famosa fatidica domanda: quali dati ci sono su quest'area, che io posso usare per i miei scopi?
    E allora abbiamo messo in piedi questo strumento, facile facile, catalogando i servizi WMS e WFS che sono disponibili in giro per l'Italia e rendendoli accessibili a chiunque li stia cercando. Guardacaso, proprio quello che uno si aspetterebbe di poter fare su una IDT nazionale.
    E allora se vi piace GEOportale.it, se condividete la filosofia per cui l'abbiamo creato... aiutateci a farlo crescere!


  • Si fa presto a dire standard
    Questa settimana ho partecipato al mio primo meeting OGC.
    I membri dell'OGC si incontrano quattro volte l'anno, ogni tre mesi, ogni volta in un posto del mondo diverso - tipicamente è uno dei membri a rotazione che ospita il meeting, e da quello che ho capito c'è una competizione per ospitare 'sto meeting, neanche si tratti delle Olimpiadi, e invece ovviamente non girano tutti 'sti soldi. Vabé, questione di prestigio immagino. Fatto sta che questo primo meeting del 2010 si è tenuto in Italia, dopo non so quanti anni, e l'ha ospitato l'Agenzia Spaziale Europea, che sta a Frascati (Roma).
    Posto simpatico l'ESA, per chi non c'è mai stato, e non solo per il prezzo pericolosamente basso dei caffé al bar.

    Ho passato 36 ore che definire intense non è adeguato. Sono uscito rintontonito da acronimi, idee, opportunità, frustrazioni di vario genere da senso di inadeguatezza e confronto impietoso tra certe realtà internazionali ed il nostro contesto nazionale, ma anche soddisfazione ed entusiasmo per tutto ciò che gira in quel contesto e quanto ancora c'è da imparare: in una parola... bello.

    Sono tanti i temi su cui tornerò in futuro, ma qui ne voglio citare alcuni in pillole che mi sono appuntato.


    Si fa presto a dire "standard"

    C'è una bella pagina del portale dell'OGC dove sono elencate le varie specifiche definite dal Consorzio, ed il numero di prodotti che le implementano o che "dicono" di implementarle.
    Ho fatto un grafico per mio diletto, che è quello affianco: in blu il numero di prodotti che dicono di essere conformi alle specifiche dell'OGC, ed in rosso quelli che lo sono veramente, ovvero che hanno superato il test di conformità. La fonte è questa, alla data di oggi.

    L'importanza dei metadati
    Quello dei metadati è un tema molto sentito e profondamente discusso in OGC. Mentre seguivo queste discussioni, pensavo alla situazione italiana ed ai webservices che vengono esposti dai WebGIS, ed a come la stragrande maggioranza di questi servizi sia sprovvista di metadati. Il che significa che se questi servizi li voglio utilizzare in una infrastruttura di dati territoriali, non posso farlo perché sono "anonimi". Dei metadati si è parlato già su questo blog, e torneremo presto sull'argomento.

    I forum nazionali dell'OGC
    In Francia, Inghilterra e Spagna esistono già i forum nazionali. Che non sono dei forum intesi come le strutture informatiche in cui si discute del più o del meno, ma FORUM nel senso di momento d'incontro tra i membri nazionali, che discutono delle esigenze interne al Paese, e servono a recepire le esigenze interne ed indirizzare così l'OGC nella definizione degli standard affinché ne tengano conto. E' facile intuire, ad esempio, il peso che ha il Forum Europeo dell'OGC nell'allineare gli standard ai requisiti della direttiva INSPIRE.
    In Italia non esiste ancora un forum italiano dell'OGC, e credo che non sarebbe una cattiva idea.

    Vado a mettere ordine nei miei appunti e magari ne riparliamo.


  • Nuvole di cenere, viste dallo spazio
    Mentre gli aerei non possono volare sopra un vulcano attivo (e ormai nemmeno nei dintorni, laddove questa parola assume un'accezione troppo globale per i nostri gusti di viaggiatori compulsivi), i satelliti di osservazione della Terra possono osservare sornioni, dalle loro placide e sicure orbite spaziali, l'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull ed i relativi dintorni.
    Ho scaricato le immagini di questa pagina dal sito della DLR, l'agenzia spaziale tedesca, che con riferimento al dato qui sopra, ottenuto dal satellite TerraSAR-X, spiega:

    "l'immagine, acquisita la sera del 15 aprile 2010, mostra chiaramente tre crateri neri. Precedentemente, la caldera era coperta da circa 200 metri di ghiaccio. Una crepa collega i crateri di nordest e quello a sud, creati dalla nuova eruzione.
    I torrenti generati dello scorrimento dell'acqua (derivata dalla fusione dei ghiacci) scorrono verso Nord, in una valle di oltre 1500 metri, ed una zona enorme già è stata allagata. Se l'acqua derivante dalla fusione dei ghiacciai scorresse verso sud, le zone abitate del litorale meridionale dell'Islanda sarebbero a rischio.
    Le ceneri sottili dell'eruzione sono state trasportata dal vento verso est, dove si sono depositate sul ghiaccio creando un rivestimento di superficie denso e liscio. In queste zone il segnale del satellite radar è riflesso debolmente e quindi le aree appaiono più scure nell'immagine".

    Qui ci vorrebbe un approfondimento su come funziona un satellite radar, ma siccome su questo blog ne ho già scritto in abbondanza, andiamo avanti:

    "Seguendo la striscia scura che si allarga a forma di ventaglio verso est, si riconosce il luogo della precedente eruzione dello scorso 20 marzo 2010: questa zone è stata visitata da migliaia di turist
    i che hanno viaggiato con autoveicoli e motoslitte sul ghiaccio, e le loro tracce sono chiaramente visibili come una linea bianca vicino al bordo destro dell'immagine".



    Nell'immagine a sinistra invece si riconosce la nuvola di cenere ed anidride solforosa, ripresa dal satellite metereologico Meteosat-9 nello stesso giorno, che si accinge ad interferire con i piani di volo delle compagnie aeree europee: è quello sbuffo arancione tra la Scozia ed il sud della Norvegia.

    Ringrazio Leo Amoruso, uno dei nostri "uomini radar", che mi ha segnalato l'articolo sul sito della DLR.


  • Il ricampionamento delle immagini satellitari, in parole povere
    Questo post si poteva chiamare "Cubic Convolution vs Nearest Neighbour", ma l'avrebbero capito solo gli addetti ai lavori. Non che ricampionamento sia un termine più accattivante.
    Mi ricordo infatti che, quando nel lontano autunno del 1997 feci la mia prima georeferenziazione con ER Mapper, un Sergio Samarelli molto meno morbido di adesso enunciò quella che sarebbe poi diventata una delle mie discutibili certezze:
    "quando fai una geocodifica, devi ricampionare il dato".

    Il fatto è che quando si acquista un dato satellitare, spesso bisogna scegliere quale metodo di ricampionamento applicare al dato. E la scelta spesso è proprio tra i due metodi citati, Cubic Convolution o Nearest Neighbour.
    Per un approfondimento tecnico sulle differenze tra i due metodi suggerisco di consultare il Wiki del GFOSS oppure il sito di Enrico Bonino (che ho scoperto mentre scrivevo questo post e che trovo molto ben fatto, complimenti!).

    Qui porto degli esempi che in parole povere aiutano a capire le differenze tra i due metodi.












    Come si vede in queste figure d'esempio, nel Nearest Neighbour (a destra) i contorni
    delle features sono molto più irregolari a causa delle forti differenze nei valori spettrali dei pixel che risultano visibili.
    Nel Cubic Convolution invece (a sinistra) la qualità "estetica" del dato è migliore.

    Non esiste una regola assoluta, tuttavia, per la scelta del metodo migliore di ricampionamento: ai nostri clienti, che acquistano immagini satellitari ad alta risoluzione dei sensori QuickBird o WorldView, suggeriamo il Cubic Convolution quando ci viene richiesto il dato in colori naturali, il cosiddetto pansharpened, risultato della combinazione del dato pancromatico con i colori delle bande multispettrali. In questo caso, infatti, si presume che l'obiettivo sia la fotointerpretazione o comunque che interessi maggiormente la qualità "estetica" del dato.












    A chi invece richiede il dataset completo, quello che chiamiamo "bundle", ovvero la banda pancromatica + le quattro (o otto, per WorldView-2) bande multispettrali separate, consigliamo il ricampionamento Nearest Neighbour se l'obiettivo è l'analisi spettrale dei dati.

    E' importante sapere che, se si acquista un dato ricampionato con il metodo Nearest Neighbour, è comunque possibile effettuare delle semplici elaborazioni con software tipo ERDAS Imagine, per ottenere un risultato simile a quello del Cubic Convolution (che però, attenzione, non sarà lo stesso risultato che se si fosse applicato il ricampionamento Cubic Convolution sul dato d'origine!!). Mentre non vale il contrario.

    Ringrazio i colleghi Claudio La Mantia e Giulio Ceriola per avermi dato lo spunto e le immagini d'esempio per questo post.